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Non importa quello di ordinario che dici, importa quello di stra-ordinario che fai.

Il punto è che non sai esattamente quanti anni – se non meno – di vita ancora hai davanti a te. La verità è che non lo sai!

Puoi sforzarti in tutti i modi e passare tutto il tempo che desideri a convincere te stesso che vivrai a lungo, che andrà tutto bene, che non ti accadrà mai niente o che del doman non v’è certezza per cui carpe diem e chi se ne frega del futuro io vivo l’oggi e basta.

Ma un giorno non ci sarai più, almeno fisicamente parlando, poi dell’anima chissà cosa accadrà; qualcuno dice che ci reincarniamo, altri che andiamo in Paradiso… va tutto bene, basta crederci, no?

E vuoi o non vuoi arrivarci in maniera stra-ordinaria a quel giorno? Se ci pensi un attimo, si tratta di decidere se lasciare che la tua vita scorra scivolandoti tra le dita e facendo sì che il mondo attorno a te trasformi te o decidere se chiudere le dita della mano, smettere di far scorrere la vita senza controllo e far sì che sia tu a trasformare il mondo intorno a te.

Immagina questa scena: passa del tempo da oggi, non sai bene quanto, ma di fronte a te improvvisamente compare la scena del tuo funerale. Probabilmente c’è una bara, forse un’urna. Vedi nel tuo futuro dove sei? Sei all’interno o all’esterno? Senti dei suoni o dei rumori? Ci sono delle voci intorno a te? Hai una sensazione di caldo o di freddo? L’ambiente è al chiuso o all’aperto? C’è forse un profumo o l’ambiente è completamente inodore? E cosa più importante di tutte, c’è qualcuno al tuo funerale? Ci sono una o più persone intorno al te trapassato? E se ci sono persone, cosa dicono?

Vai a quel momento, rendilo più chiaro e nitido, aumenta un po’ il volume della voce di chi sta parlando e cerca di capire cosa stanno dicendo: di cosa stanno parlando? parlano forse di te o di qualcos’altro? e se parlano di te, cosa dicono nello specifico? che emozione traspare dalla loro voce?

Quello che senti è quello che vuoi che dicano di te?
E le persone che sono lì al tuo funerale, sono le persone che ti piacerebbe ti ricordassero ora che non ci sei più?

La prima volta.

La prima volta che ho pensato a questo esercizio mi ha lasciato stravolto, ho impiegato ben due (e dico due!) settimane per riuscire a decidere cosa avrei voluto fosse detto al mio funerale e da chi sentirlo: si chiama elogio funebre e ormai mi sembra una assurdità che la sua stesura sia lasciata al caso, al destino, al fato.

Sono convinto che la stesura dell’elogio funebre, ovvero decidere come arrivare al nostro funerale, sia un passaggio fondamentale che prima facciamo e prima ne traiamo beneficio. La nostra cultura, soprattutto quella italiana fortemente influenzata da credo e convinzioni che appartengono alla religione cattolica e non a noi come essere umano, spesso ci frena dal vederne le potenzialità.

Ma hey, non è colpa tua, è che semplicemente da bambina/o non siamo stati educati a decidere e creare un piano di azioni per i nostri eventi importanti nella vita. Altrimenti come ti spieghi tutti i corsi che nascono tutti i giorni come funghi sulla pianificazione di un obiettivo efficace?

E il bello è che non è affatto tardi, perché non importa quello che dici, importa quello che fai: nessuno dirà che un giorno hai detto questo o quello, piuttosto diranno che un giorno hai fatto questo o quello.

E per fare lo devi decidere, pianificare, mettere in un piano di azioni e farlo con costanza, determinazione e strategia.

Decidi tu!

Al mio funerale voglio essere ricordato come un imprenditore illuminato, che ha portato tanta gioia nella vita di molte persone. E voglio che le persone non piangano ma che ridano e sorridano pensando al valore che portato nelle lore vite e a come le ho colorite. Per farlo ho deciso di intraprendere una strada per me nuova che di imprenditoria so ben poco e ho certamente bisogno di rimboccarmi le maniche, sudare e faticare per raggiungere quell’obiettivo. Ma è il mio obiettivo ed è il mio ca**o di funerale, quindi farò di tutto perché sia così.

E di te, cosa diranno di te al tuo stra-ordinario funerale?

Raccontamelo qui o qui sotto nei commenti, ti ascolto con piacere.

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GABRIELE ALTOBELLI

Mental Coach e Trainer
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